Un uomo che lavorava, pagava le tasse e rispettava le regole: una brava persona insomma. Bakary Sako, 35 anni, originario del Mali, bracciante agricolo regolarmente residente in Italia, è stato ucciso il 9 maggio a Taranto con tre fendenti, probabilmente mentre si stava recando nei campi. Aveva nello zaino i guanti da lavoro. Una morte che la CGIL di Taranto non lascia cadere nel silenzio.
Per il segretario generale Giovanni D'Arcangelo, quella di Bakary non è una tragedia isolata: è la punta emersa di un disagio sociale profondo, fatto di periferie abbandonate, disoccupazione, povertà e fragilità urbana che cresce senza che nessuno intervenga davvero. "Non serve il cordoglio — dice D'Arcangelo — servono le azioni concrete.”
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